26 – Perché perdi a ping pong

In questa lunga estate di allenamenti a ping pong non proprio regolari mi è capitato paradossalmente di fare più “gioco” e meno esercizi e di conseguenza ho iniziato a fare più partite del normale accorgendomi che ne perdo moltissime (ma dai!).

I miei avversari sono persone che giocano ormai da 3, 4, 5 anni. Sicuramente ne sanno più di me, sono più allenati, hanno partecipato a tornei e campionati e sicuramente hanno skill più avanzati dei miei (e sono più giovani…). Niente di anormale, non che avessi dubbi, ci vuole tempo e da ultimo arrivato non potevo non aspettarmi una situazione del genere.

La cosa che mi fa riflettere però è che sempre più spesso non perdo in modo eclatante con molti di loro. A volte la partita me la gioco ai vantaggi, a volte mi difendo bene e la gara è piacevole e combattuta. Alla fine però, perdo.

Perché perdo?

Credo sia essenziale nelle prime fasi di gioco cominciare a farsi questa domanda. Perché potrebbe essere fondamentale per il futuro agonistico di qualsiasi giocatore di tennis tavolo. Perdere finché si impara è normalissimo, ma analizzare cosa non va è obbligatorio.

Così ho cominciato a segnare, per ora nella mia testa, gara dopo gara, dove sono i miei punti di forza e dove si annidano gli errori più evidenti.

Principalmente puoi fare punto perché:

  • hai un colpo efficace che mette in difficoltà l’avversario
  • l’avversario sbaglia di suo

al contrario puoi perdere un punto perché:

  • l’avversario ha colpi efficaci che ti mettono in difficoltà
  • sbagli spesso e volentieri

C’è una percentuale che si va formando relativa a queste semplici osservazioni che è possibile schematizzare per individuare dove crescere e come in futuro.

Ad esempio, basandomi sul mio personale gioco posso suddividere così la frequenza delle varie voci (voi potete fare altrettanto secondo la vostra esperienza):

  • colpi efficaci miei 15%
  • errori dell’avversario 20%
  • colpi efficaci dell’avversario 30%
  • errori miei 35%

Questo schema dà già una visione d’insieme del mio gioco. Se i miei colpi efficaci sono pochi (15%) e gli errori dell’avversaro limitati (20%) vuol dire che in partenza ho teoricamente un 35% di punti da poter portare a casa sugli 11 concessi per ogni incontro. Sono circa 4-5 punti ad incontro. Se l’avversario ha capacità ed esperienza maggiore è ovvio che il margine si abbassa. In questa situazione lascio già 6-7 punti di “vantaggio” all’avversario. Parto cioè già perdente.

Il ragionamento sembra semplicistico ma aiuta molto a farsi una idea generale di cosa deve essere cambiato in una situazione simile.

I colpi efficaci, per metterli in atto richiedono tempo e perseveranza. Ad esempio se tento di agire di topspin su palle in backspin ancora non ottengo quanto voluto. Ergo: allenarsi, allenarsi, allenarsi ed evitarli durante l’incontro, in questa fase. Quel 15% si riferisce ad alcuni flick sotto rete che mi riescono istintivamente bene, un controllo decente di gioco su palle in topspin e una bassa percentuale di errore sul servizio (che però è molto semplice e impensierisce poco l’avversario).

Quel 35% di errori direttamente imputabili a me però è dipeso principalmente da: palleggio in push in backspin che mi finisce troppe volte in rete, sia come risposta al servizio dell’avversario sia come mantenimento del gioco, un cronico difetto nell’osare accelerare palle che ancora non controllo come dovrei, difficoltà nel controllare il gioco in caso di accelerazione e schiacciate. Il totale fa un bel 50% di gioco da modificare e aggiustare almeno per portarmi al livello delle persone che si allenano con me, e ridurre il gap.

Il mantra per adesso potrebbe essere: “sbagliare meno, partire dalle cose semplici”. Se il palleggio in backspin ancora non è controllabile come dovrebbe essere bisogna agire per migliorarlo e sentirsi più sicuri. Solo successivamente si può cercare di spingere di più il gioco in top e parimenti iniziare ad eseguire almeno una battuta che ci porti al terzo colpo dal servizio con un minimo di vantaggio.

Non è scontata una simile analisi. Molti giocatori vogliono schiacciare, giocare veloce e darci dentro fin dall’inizio. Io mi alleno da circa 9 mesi e ammetto che troppo spesso esco dai “fondamentali” per cercare di fare cose ancora non alla mia portata. Ci vuole pazienza.

Una ottima possibilità, in questa fase, per capire meglio chi siamo, cosa facciamo e dove sbagliamo, è quella di filmarsi mentre si gioca. Alcune palestre fanno uso di specchi, ma se non ce n’è la disponibilità un normale smartphone aiuta allo scopo. Filmarsi serve per controllare di volta in volta come ci si muove. Le prime volte resterete un po’ perplessi nel vedervi correre e gestire il gioco, io per lo meno ho l’impressione di essere lento, goffo e un po’ impacciato in alcune occasioni (e non è ahimè solo un’impressione!). Ma bisogna superare proprio quel senso di inadeguatezza che è normale avere al principio.

Parallelamente a queste osservazioni va detto che la partita, anche di allenamento, crea una sorta di tensione che nello scambio libero non c’è. La partita richiede TESTA. Che servizio faccio adesso? Dove ha sbagliato di più l’avversario? Dove è più debole e dove invece non mi ha lasciato scampo? Come faccio a fare in modo di mettere le palline su quel suo rovescio che non gli riesce? Come mantengo quel vantaggio di 3 punti preziosissimo adesso che ha visto tutti i miei (due!) servizi? Come recupero quei 2 punti di distacco contro un avversario chiaramente più forte di me?

Tutti vogliamo vincere ma per farlo dobbiamo avere anche una strategia. L’irrigidimento in partita è deleterio. Non spingere una pallina per paura è deleterio. Significa che non siamo pronti a farlo. L’atteggiamento migliore è quello dell’agire, colpire con decisione e tornare rilassati. Una sorta di respiro continuo durane il gioco.

Crescere, dice il Genio del ping pong è un po’ come fare la muta, è spiacevole ma necessario.

E infine, bisogna sempre ricordarsi che anche saper perdere è un’arte!

La foto in alto è di Kevin Lim ai giochi Olimpici di Rio de Janeiro 2016 per la finale del terzo posto al doppio femminile tra Singapore e Giappone

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25 – Le gomme puntinate lunghe

Joo Se Hyuk

Come scrivevo nell’ultimo articolo sulla scelta delle gomme e della racchetta da ping pong, riguardo le gomme con puntini lunghi ho deciso di scrivere un breve articolo dedicato. A differenza delle lisce e delle gomme con puntini corti, questo tipo di gomme INVERTONO la rotazione della pallina. Giocarci contro quindi può essere frustrante e impossibile a meno di capire il loro “trucco” e quindi annullarne l’unico punto di forza (che è anche il punto debole principale!). Fondamentalmente funziona così:

Se lanci una pallina in TOPSPIN verso l’avversario riceverai una pallina in BACKSPIN!

Se lanci una pallina in BACKSPIN verso l’avversario riceverai una pallina in TOPSPIN!

Se lanci una pallina SENZA SPIN verso l’avversario riceverai una pallina SENZA SPIN!

Questo è un video di Tom Lodziak che spiega bene il concetto. E’ in inglese ma poco più sotto ho riassunto le cinque tecniche che consiglia per affrontare un avversario con la gomma puntinata lunga.

1 – Il primo consiste nell’avviare il gioco con un TOPSPIN, l’avversario eseguirà normalmente un CHOP e la pallina avrà una forte rotazione di BACKSPIN. Si risponderà allora con un BACKSPIN, l’avversario eseguirà un semplice PUSH e la pallina fluttuerà senza spin o quasi, e si potrà rispondere a questo punto con un TOPSPIN, e si riprende il giro.

TOPSPIN —->

<—– CHOP (con molto backspin)

BACKSPIN —->

<—– PUSH (con pallina fluttuante)

TOPSPIN —-> e si ricomincia…

2 – Il secondo metodo consiste nell’iniziare con un TOPSPIN, l’avversario esegue un CHOP che avrà un forte backspin e a quel punto si attacca con un forte TOPSPIN. Bisogna però avere una ottima tecnica di attacco per poter eseguire il secondo colpo correttamente.

TOPSPIN —->

<—– CHOP (con molto backspin)

FORTE TOPSPIN —->

3 – Terzo metodo. Iniziate battendo con un BACKSPIN, l’avversario di norma eseguirà un PUSH e la pallina fluttuerà senza spin o quasi, si deve allora attaccare con un TOPSPIN.

SERVIZIO di BACKSPIN —->

<—– PUSH (con pallina fluttuante)

TOPSPIN —->

4 – Il quarto metodo prevede di spingere la pallina senza troppo spin in modo veloce nel campo avversario, si riceverà una risposta di PUSH veloce e la pallina fluttuerà con un leggero spin, a questo punto si attacca con un TOPSPIN.

PALLEGGIO VELOCE E LISCIO —->

<—– PUSH CORTO (con pallina fluttuante)

TOPSPIN —->

5 – Il quinto consiglio? Giocate continuamente sul lato dove l’avversario non ha i puntini lunghi! Sara come giocare con una gomma liscia normale.

Il Genio del ping pong ha giocato contro avversari con puntini lunghi, corti, gomme lisce, dure e morbide e dice di non aver ancora finito di conoscere sé stesso.

Nella foto in alto Joo Se Hyuk, abile giocatore difensivo che utilizza spesso gomme con puntini lunghi

24 – Scegliere gomme e racchetta da ping pong

Dato che è estate, fa caldo e mi alleno meno ho avuto un po’ di tempo per scrivere una guida su come scegliere le gomme e la racchetta per giocare a tennis tavolo, frutto dei consigli ricevuti finora. Tempo fa ho scritto un articolo simile, con questo cerco di completarlo, aggiungendo altri particolari.

Se per il gioco del ping pong vanno bene anche le racchette che si trovano nei negozi di giocattoli, da pochi euro, per il tennis tavolo professionale o anche solo per iniziare a giocare ad un livello superiore, il materiale deve essere di qualità. Non è detto che si devono spendere per forza molti soldi, ma un minimo di 40-50 euro per due gomme e un telaio sono la base di partenza minima.

Iniziamo con il dire che la racchetta viene usata per due colpi basilari che hanno caratteristiche fisiche e meccaniche completamente diverse:

IL DRITTO

è un colpo principalmente di attacco, potente, richiede movimento di gambe e una gomma liscia e veloce, dura e spessa

Forehand-Counter

IL ROVESCIO

è un colpo principalmente di controllo e difesa e più raramente di attacco, richiede meno spostamenti e una gomma liscia e lenta, meno dura e meno spessa, oppure una gomma puntinata corta o antispin

Backhand-Counter


Detto questo appare chiaro che la racchetta dovrà avere gomme differenti. Non è consigliabile avere la stessa gomma su entrambi i lati. La differenza principale è tra gomme cinesi e gomme europee/giapponesi (abbreviato euro/jap):

GOMME CINESI

sono gomme dalla superficie appiccicosa, hanno la spugna dura, sono gomme lente, danno più spin (rotazione della pallina) e meno velocità. Sono ottime per il palleggio tagliato (backspin e topspin), per il servizio e la difesa da lontano, si accoppiano bene sui telai rigidi perché la loro lentezza si compensa con la velocità della racchetta. Usate per l’attacco richiedono più potenza e movimenti ampi e veloci

appiccicose
spugna dura
gomme lente
più spin e controllo e meno velocità
servizio, difesa, attacco solo se potente e veloce
da accoppiare a telai rigidi

GOMME EURO/JAP

sono gomme dalla superficie non appiccicosa, hanno la spugna morbida, sono gomme veloci, danno quindi meno spin che deve essere generato molto di più dal movimento del braccio ma offrono più velocità e potenza. Si sente meno l’effetto della pallina dell’avversario perché non sono appiccicose e sono ottime per l’attacco. La tecnica del colpo deve essere buona per padroneggiarle al meglio

non appiccicose
spugna morbida
gomme veloci
meno spin e più velocità
attacco e controllo
da accoppiare a telai elastici

Discorso a parte viene fatto per le gomme puntinate e antispin. Le gomme “puntinate” hanno i puntini verso l’esterno anziché l’interno. Le antispin sono gomme lisce meno reattive, che smorzano in continuazione spin e gioco dell’avversario.

GOMME PUNTINATE LUNGHE e CORTE

puntini_corti_lunghi

puntinate lunghe con grip: possono avere o no la spugna. Nel secondo caso hanno la dicitura OX. Le gomme puntinate lunghe creano disturbo e spin alla pallina, traiettorie più lunghe e alte.

puntinate lunghe scivolose: possono avere o no la spugna. Nel secondo caso hanno la dicitura OX. Le gomme puntinate lunghe scivolose permettono maggiore controllo e meno spin, traiettorie più basse e tese. Creano meno disturbo.

puntinate corte: hanno i puntini larghi e bassi, sono una alternativa alla gomma liscia, sono meno sensibili allo spin, permettono ottimi block e chop, generano meno topspin e meno disturbo delle puntinate lunghe.

antispin: sono gomme lisce adatte ad un gioco vicino al tavolo, lente, richiedono poco movimento da parte del giocatore, rallentano e disturbano il gioco dell’avversario, serve potenza per attaccare. (A differenza delle regole delle altre gomme in questo caso una gomma più spessa è più lenta, una gomma più sottile è più veloce).


La velocità o la lentezza delle gomme è data quindi da due qualità: la conformazione dei puntini interni e delle spugne. Le gomme infatti, tranne le OX sono sempre accoppiate con una spugna di colori variabili che conferisce qualità diverse in base a come è progettata. L’accoppiata tipologia dei puntini+tipologia della spugna può generare infinite combinazioni. Scegliere l’attrezzatura da tennis tavolo può risultare a volte parecchio complicato per i neofiti.

I PUNTINI

Nelle gomme con puntini lunghi, distanti e sottili la pallina penetra di più e quindi si forma maggiore spin ma la gomma è più lenta.

Nelle gomme con puntini larghi, bassi e vicini la pallina penetra meno e quindi si genera un rimbalzo maggiore cioè più energia e velocità ma meno spin, quindi la gomma è più veloce.

LE SPUGNE

Spugna con spessore MAX (4 mm) e spessore 2,2 – 2,1 mm: sono spugne per un gioco di ATTACCO. Si ha un buon aggancio e penetrazione della pallina, buono spin, meno controllo nel palleggio e nel gioco lento, più velocità e parabola alta, si fa un po’ più fatica nei block

Spugna con spessore 1,5 – 1,2 mm e spessore 1,0 mm: spugne per un gioco di DIFESA. Si ha un buon effetto catapulta, maggiore lentezza e più controllo, buon taglio, buon chop e block ma meno spin e velocità

   Spessore       Velocità          Stile/Gioco

OX-1,4mm         Lenta                Difesa

1,5-1,9mm         Media             Allround

2,0-2,2mm         Veloce              Attacco

       2,3-MAXmm           Veloce         Attacco/Potenza

Spugna dura: dà più velocità e precisione nei tiri potenti ma meno controllo in palleggio e servizio e nei chop

Spugna morbida: dà più controllo e chop ma meno velocità e potenza, meno precisione e meno effetto nel servizio

La durezza delle spugne spesso è indicata con una numerazione:

<<— sotto i 38 è morbidatra i 38 e i 42 è mediasopra i 42 è dura —>>


IL TELAIO

Dopo aver parlato di gomme e spugne veniamo all’elemento più importante di tutta la racchetta: il telaio. Il telaio della racchetta è responsabile almeno del 70% del feeling di gioco. Più delle gomme e delle spugne quindi, che andrebbero scelte dopo aver individuato il tipo di legno adatto al nostro gioco. Già, ma qual è il nostro gioco?

Non lo si può sapere fin da subito, ci vuole del tempo e tanti allenamenti per capire chi siamo e che tipo di gioco vogliamo giocare. Possiamo dire con certezza che il gioco si divide in tre tipologie base: attacco, difesa, e allround (cioè un buon controllo di base misto ad attacchi e difese vicino e lontano dal tavolo). Giocatori più lenti preferiranno un gioco allround e di difesa, giocatori più veloci un gioco allround e di attacco. Anche l’età e la prestanza fisica incidono sulla scelta del gioco e quindi della racchetta. Se il nostro forte non sono le gambe e gli scatti sarà impossibile giocare con un telaio veloce e correre a destra e sinistra del campo attaccando di continuo!

Ecco perché iniziamo con il fare una distinzione: i telai elastici e i telai rigidi.

Telaio elastico: conferisce rotazione e spin alla pallina ma meno potenza, l’elasticità permette di fare chop in difesa, di controllare meglio il gioco e tagliare nelle battute e negli scambi. La parabola di gioco è più alta. Le racchette normalmente sono formate da 5 strati di solo legno, senza balsa e materiale sintetico come fibra di vetro e carbonio.

Telaio rigido: si perde rotazione, spin e tagli nei servizi e negli scambi, ma si guadagna buon controllo nei block, più precisione e più velocità in attacco. La parabola è più bassa e tesa. I telai normalmente sono a 7 strati con balsa (leggera ma consistente), fibra di vetro o carbonio per tenere basso il peso della racchetta e renderla più rigida e potente.


ACCOPPIAMENTO GOMME E TELAIO

Eccoci finalmente arrivati dopo questa lunga disquisizione sui componenti fondamentali della racchetta al fulcro del discorso: come scegliere e assemblare i componenti giusti! Ricordiamoci che non esiste una racchetta giusta per tutti, non esiste cioè LA migliore racchetta del mondo! Ognuno deve trovare la giusta combinazione per il proprio gioco, per la propria natura e per fare questo servono prove, sbagli, qualche soldo e voglia di sperimentare. Fondamentale per chi desidera intraprendere questo sport è la contaminazione con altri giocatori. Non solo per incontrare il maggior numero possibile di tipologie di gioco ma anche per provare del materiale nuovo, scambiarsi opinioni ed idee. Non chiudetevi né nei forum di internet né in un gioco asettico e troppo calcolato. Sperimentate il più possibile!

Iniziamo con l’impugnatura: dritta, concava, ergonomica. La dritta in teoria è usata sulle racchette di difesa e allround per cambiare velocemente posizione della mano secondo necessità ma in realtà viene adottata anche da molti giocatori di attacco. La concava è destinata principalmente ad un attaccante che ha necessità di avere una impugnature che non scivoli e dove scaricare la potenza del gesto e del colpo (alla base della mano). L’ergonomica è una terza possibilità molto particolare, deve adattarsi bene alla mano per essere usata con efficacia. Molti giocatori la trovano scomoda.

paddle

Per quanto riguarda la distinzione dei telai fatta più sopra: i telai rigidi sono i più veloci, quelli elastici i più lenti. C’è un modo per capire che tipo di telaio state per acquistare, oltre a quanto scritto prima, ed è la seguente scala:

OFF+, OFF, OFF-, ALL+, ALL, ALL-, DEF+, DEF, DEF-

Da sinistra il grado di durezza e quindi di “offensività” del telaio, fino ai più morbidi ed elastici, lenti, e “difensivi”, a destra. Facciamo qualche esempio.

Ammettiamo che abbiate come me superato i 40 anni. Che non siate proprio bloccati sulle gambe, che abbiate fiato e voglia di correre un po’! Ammettiamo anche che abbiate appena appreso i fondamentali del gioco e che vogliate mantenere questo controllo e attaccare quando possibile. Di certo non andrete ad accoppiare un telaio OFF+, quindi rigido, con balsa o fibre di carbonio a gomme EURO/JAP veloci! Ne verrebbe fuori una racchetta potente, incontrollabile, troppo veloce. Fareste fatica a tagliare nelle battute e a controllare il gioco lento, vi rimarrebbe come unica arma un topspin continuo che richiede gambe, movimento, fiato. Alternativamente non farebbe per voi nemmeno una telaio DEF con gomme CINESI, appiccicose, lente. Avreste un gioco in perenne difesa, molto statico, con difficoltà a controllare spin, chop e block.

A questo punto non è necessario nemmeno scegliere per forza un telaio ALL. I telai ALL sono specifici per i principianti che impugnano per la prima volta una racchetta che non sia quella preassemblata di qualche supermercato o peggio di qualche negozio di giocattoli. Potreste invece scegliere un telaio OFF oppure OFF- e accoppiarci un paio di gomme EURO/JAP con spugne morbide. Più spesse sul dritto (velocità) e meno spesse sul rovescio (controllo). Oppure sempre un telaio OFF oppure OFF- e una spugna liscia spessa sul dritto (velocità) e puntinata corta sul rovescio (controllo, disturbo) per giocare in difesa e attaccare le palline migliori.

Se invece siete giovani, veloci, con gambe buone e già con qualche anno di allenamento ben fatto sulle spalle, potete sicuramente osare per un telaio OFF+ ma accoppiarci gomme CINESI appiccicose. Le gomme, più lente, compenseranno la velocità del telaio restituendovi un buon feeling generale. Permettendovi quindi di agganciare la palla, di fare un buon spin a patto di avere movimenti ampi e veloci. (Giocatori cinesi come il famoso Ma Long usano un telaio rigido e veloce e gomme appiccicose con spugne trattate perché possono permettersi una incredibile velocità e reazione nei colpi, specie di dritto. Riescono così a sfruttare la velocità del telaio e l’appiccicoso delle racchette per generare spin e velocità insieme. Si tratta di un gioco estremo ma più che efficace).

Siete avanti con l’età ma vi piace da matti giocare? Prendete un telaio DEF, elastico, accoppiateci una gomma EURO/JAP liscia sul dritto con spugne dure per compensare la lentezza della tacchetta, e una puntinata corta o addirittura lunga sul rovescio, con spugna, per creare disturbo, giocare vicino al tavolo e avere la possibilità di fare chop, spezzare il gioco ma anche di attaccare di dritto quando ce ne fosse la possibilità. Conosco più di un giocatore con questo set e vi assicuro che non è per niente facile spuntarla e averla vinta. Molti atleti più giovani e allenati di me cadono di fronte ad un buon gioco difensivo e di disturbo!

(Le puntinate lunghe, inoltre meritano una piccola precisazione a parte che ho deciso di inserire in un articolo dedicato).

Facciamo un piccolo riassunto con qualche esempio dopo aver scritto tutti questi dati uno dietro l’altro. La prima configurazione è una racchetta per il gioco OFF-:

20190714_085921

La seconda è una racchetta con configurazione per il gioco ALL/DEF con la particolarità della gomma puntinata sul rovescio:

20190714_085921_2

La terza è una racchetta con configurazione per il gioco ALL un po’ particolare perché contravvenendo al primo consiglio di avere gomme differenti su dritto e rovescio, questa in realtà le ha uguali su entrambi i lati. Sono gomme che rallentano un po’ il gioco, cinesi, economiche, leggermente appiccicose, adatte per iniziare perché offrono un buon controllo, obbligano a spingere un po’ di più sul colpo per dare spinta e aiutano nello spin della pallina:

20190714_085921_3

Il Genio del ping pong apprezza tutti questi tecnicismi ma non vede l’ora di tornare agli allenamenti veri e propri.

Nella foto in alto: Miyamoto Musashi, il più grande samurai del Giappone. Il ping pong è spesso associato a un’arte marziale e i telai delle racchette vengono comunemente chiamate “lame” (da “blade” in inglese, cioè spada).

23 – L’estate e il tennis tavolo

Alzi la mano chi non ha provato a giocare a ping pong per la prima volta d’estate!

Il tavolo dello stabilimento balneare, quello della parrocchia all’ombra di un albero, quello del circolo in fondo ai campi da tennis… Può sembrare scontato dirlo ma il ping pong è per eccellenza uno sport che si conosce d’estate, proprio nel momento in cui si ha la testa completamente priva di pensieri e si cerca qualcosa di semplice e poco impegnativo per passare il tempo.

Sarà l’imprinting con questo sport durante uno dei periodi più belli dell’anno che ce lo fa ricordare poi nel tempo come qualcosa di caro. Se fossi una società di ping pong investirei in tavoli, reti e racchette piazzandoli in posti strategici e facendo venire la voglia al più alto numero di persona di giocarci! La progressiva sparizione dei tavoli da ping pong e la mancata aggregazione delle persone attorno ad esso è la causa principale dei cali di iscrizioni delle generazioni successive. Un po’ come non ci fossero più campi per giocare a calcio… riuscite a immaginarlo? Se in aggiunta ci mettiamo il fatto che di ping pong in Italia nei media non c’è traccia è quasi come fosse uno sport fantasma.

Possiamo dire che proprio fantasma non è, ma che per conoscerlo bisogna andarne in cerca. E se non c’è un primo stimolo la ricerca non avverrà mai. Ecco perché ancora oggi da molti è considerato un gioco più che uno sport.

“Che sport fai?

Ping pong!

Ma il ping pong non è uno sport!”

E invece è uno sport eccome. Le società sono quello che sono, a livello internazionale facciamo quello che possiamo, non se ne parla, ma il ping pong r-esiste. Come tante altre cose belle che non sono proprio sotto gli occhi di tutti.

Eppure proprio d’estate, la stagione per antonomasia, il tennis tavolo professionistico sente il suo calo maggiore di partecipazione. E questo ha a che fare con il fatto che – essendo per l’appunto uno sport – richiede molto impegno e tra il caldo, le palestre che bollono (il ping pong è per antonomasia uno sport estivo ma professionalmente va giocato indoor!), la stanchezza della fine del campionato… per un giocatore di tennis tavolo l’estate torna ad essere un periodo in cui guardare gli altri palleggiare sotto il sole, dall’ombrellone.

Il Genio del ping pong si sventola in terrazzo sorseggiando una birra.

Nella foto in alto: Soo Yeon Lee gioca a ping pong

22 – Giocare a ping pong e insegnare il ping pong

Mi alleno da alcuni mesi a ping pong e fino ad adesso sono sempre stato seguito da persone con anni di attività agonistica alle spalle. Ho qualcosa da imparare da chiunque e chiunque ha sicuramente doti e capacità che io non ho ancora sviluppato pienamente. Raramente riesco a vincere le partite con gli avversari, il più delle volte il mio gioco non è fluido nei movimenti e spesso mi mangio buone occasioni di attacco, un po’ per incapacità un po’ per troppa emotività nel voler concludere il punto il prima possibile.

Sono difetti normali e riscontrabili in molti giocatori. Il bicchiere mezzo pieno è che sono riuscito a impostare dei discreti palleggi sia di dritto che di rovescio (segna: ci ho messo circa sei mesi..!). Mettere tutto insieme in una partita è tutto un altro discorso. Probabilmente è lo step successivo su cui lavorare.

L’impostazione di base però mi ha permesso per la prima volta di poter aiutare qualche nuovo arrivato nelle basi del palleggio. E’ stata una bella sensazione e personalmente trovo che restituire un po’ del tempo che mi è stato dedicato in questi mesi ad altre persone che hanno voglia di giocare sia una forma di condivisione importantissima.

Chiariamo: si tratta semplicemente di esserci, di palleggiare insieme, di rispondere in modo costante e per il resto lasciar far all’allenatore. In ogni caso il contributo che può dare anche un giocatore alle prime armi come me va più che bene per le fasi iniziali di apprendimento. Quel che ho capito è che insegnare il tennis tavolo non è una cosa facile né scontata. Insegnare il ping pong è una sorta di servizio, ci si mette da parte e si inizia nuovamente con i palleggi, di dritto e di rovescio, dare la cera, togliere la cera. E, credetemi, non è affatto facile… tutti vogliono arrivare e farsi due ore di gran gioco con i migliori, per mettersi alla prova e dare il meglio. Chi ha voglia di perdere tempo con chi non sa nemmeno palleggiare a modo?

Ora, dato che poche, pochissime società possono permettersi allenatori pagati e formati, molto spesso tutta l’attività è lasciata in mano al buon cuore di qualcuno e alla sua disponibilità. Spesso le persone che allenano non lo sanno fare. Spesso non ci sono per alcuni periodi, spesso non sanno giocare bene, spesso allenano insegnando quello che loro sanno fare e hanno imparato, limiti ed errori compresi. Molti altri non ci provano nemmeno a mettersi a far palleggiare ragazzini indisciplinati o quarantenni e cinquantenni scarsi che si sentono dei campioni… e quindi scelgono di proseguire sulla loro strada, allenandosi per sé stessi e lasciando gli altri al loro destino.

Faccio una ulteriore considerazione: se dovete imparare a giocare a tennis tavolo per arrivare alla serie D2 o D1 del campionato italiano, forse dopo alcuni anni, anche con questo genere di allenamento ce la potete fare, praticamente a qualunque età. Se volete di più le cose devono per forza essere impostate in modo diverso. Le persone che ho conosciuto che hanno giocato o giocano ad esempio in serie C o B hanno tutt’altro livello sia di impostazione di gioco che di tecnica base. Ad un certo punto la battuta ad effetto o il colpo segreto non servono più, servono concretezza e basi più che solide, serve controllo e tattica, e una grandiosa capacità di concentrazione che, di norma, nessuno insegna.

Il Genio del ping pong dalla stanza accanto mi ricorda che tra le scarpe e la racchetta nello zaino bisogna sempre lasciare spazio per una dose abbondante di umiltà.

Nella foto in alto: chi non vorrebbe avere un maestro Miyagi accanto nella vita? Dal film Karate Kid del 1984

21 – Giocare a ping pong fa bene alla salute?

Forrest Gump Table Tennis

Ci sono molti articoli su internet che parlano di quanto bene faccia il tennis tavolo alla salute umana. Ne scrivo in modo non scientifico – non essendo né un dottore, né un professionista nel campo sanitario – per condividere la mia personale esperienza di questi mesi di allenamento.

Da quando ho iniziato, novembre 2018, sono passati 6 mesi circa. Ho una media di 2-3 allenamenti a settimana di circa 2 ore e trenta minuti di durata. Fanno più o meno 6-7 ore di ping pong a settimana.

Quando ho iniziato l’ho fatto principalmente per fare movimento. Ho una vita lavorativa purtroppo abbastanza sedentaria e dovevo trovare qualcosa di piacevole per tenermi in allenamento. Ho quarant’anni e il ping pong è uno sport perfetto per tutte le età. E’ perfetto perché ha diversi gradi di difficoltà e impegno, in base a quanto si vuole e si riesce a fare. E’ un po’ come correre: puoi allenarti alcune ore e partecipare a qualche gara di pochi chilometri oppure spingere e fare intere maratone. Tutto dipende dall’allenamento, dal fisico, e dalla personale ambizione. E in ogni caso l’andatura è personale, si gareggia contro sé stessi.

Nel ping pong la cosa è molto simile. Ci si mette al tavolo e si può palleggiare a qualsiasi età e con qualsiasi ambizione. Si può arrivare ad un certo livello e divertirsi così, oppure provare a fare di più cercando di superare i propri limiti e le proprie possibilità. In ogni caso ci sono alcuni benefici nel tennis tavolo che ho senz’altro riscontrato sulla mia pelle da subito. Ne elenco cinque che ritengo essere i più importanti:

Movimento – Chiariamo una cosa: il ping pong che avete giocato in spiaggia o in parrocchia è un gioco bellissimo, ma appena mettete piede dentro una palestra, scoprite che quella è solo la punta dell’iceberg del divertimento: il ping pong è uno sport intenso, a tratti faticoso, divertente ma anche impegnativo. Richiede una iniziale impostazione di gambe, braccia e busto che niente ha a che fare con i tornei organizzati nei garages con gli amici! E in più vi obbliga a imparare a muovervi velocemente sulle gambe. E’ impossibile giocare bene se non si impara a fare un buon gioco di gambe. Sono tutti movimenti molto brevi ma veloci, che richiedono scatti, equilibrio, appoggio e allenano per bene gli arti inferiori alla resistenza, alla forza e alla coordinazione.

Fiato – Contrariamente a quanto si pensa il respiro è una condizione basilare del gioco del ping pong. Mi ritrovo spesso, nella tensione, a respirare poco o male rispetto a quanto dovrei. A volte mi accorgo che la tensione e la concentrazione mi ha tolto il fiato, come si suol dire, e senza fiato si è meno lucidi. Il ping pong quindi richiede un allenamento anche del proprio respiro. Non è il fiato che serve a un maratoneta né uno sforzo intenso e immediato di un centometrista ma è una combinazione continua ed alternata delle due cose. Gli incontri di ping pong sono alla meglio delle cinque partite, il che significa che la tensione viene protratta per il tempo necessario a concludere l’intero incontro e viene costruita da molti momenti brevi e intensi in cui si dà il massimo in termini di energia. Questo insegna a gestire il proprio fiato e permette attività aerobiche e anaerobiche in successione.

Concentrazione – Inutile dire che il tennis tavolo non è buttare di là dalla rete una pallina, ma costruire un vero e proprio schema di gioco. All’inizio, quando si è alle prime armi, è già tanto imparare a rispondere agli attacchi e al gioco dell’avversario in modo corretto e difensivo. Man mano che si procede si inizia costruire un proprio gioco. Si inizia a pensare con che servizio aprire, con che scopo, con qualche colpo mettere in difficoltà l’avversario e come controbattere ad una situazione che ci sta sfuggendo di mano. E’ una concentrazione simile a quella richiesta nei giochi mentali. Ecco perché il ping pong a volte viene definito come “lo sport in cui si gioca a scacchi correndo i centro metri”, vi sarà già capitato di sentire questa frase. Ed ecco perché il cervello è costantemente occupato nell’attività. E lo deve essere. Una delle prime cose che vi fanno fare a ping pong è ripetere per giorni e giorni, allenamento dopo allenamento gli stessi colpi, dritto, rovescio, ecc migliorandoli il più possibile, affinché un bel giorno li possiate fare in modo automatico, liberando il cervello dal pensiero di come muovere il corpo – braccio, busto, gambe – in quel dato frangente e lasciandolo libero di pensare in modo del tutto intuitivo a come e dove piazzare la pallina.

Cuore – E’ abbastanza chiaro a questo punto che il cuore nel ping pong è fortemente sollecitato sia dall’azione corporea pura del movimento che alla dose di stress emozionale che si crea durante scambi e partite. Si può dire che una volta attivata la fase di attenzione, per cui cervello, gambe e braccia iniziano a creare il gioco, il cuore inizia a creare le condizioni per cui tutto funzioni alla meglio. Nel ping pong si allena anch’esso a resistere a intensi momenti di sforzo e a mantenersi calmo nelle situazioni di stress e agitazione. Le partite sono diverse dagli allenamenti. Anche le partite di allenamento sono diverse dal resto degli esercizi. La concentrazione e l’emotività iniziano a farsi sentire e a giocare brutti scherzi oltre a consumare una discreta dose di energia.

Stress – Se siete stressati il ping pong fa per voi! Di norma il consiglio migliore per le persone stressate è quello di “liberare il cervello” dai guai della vita. Facile a dirsi, più difficile a farsi. Lo sport e l’attività fisica in generale aiutano tantissimo in tal senso, il ping pong credo sia una delle attività che riesce a resettare meglio di altri il cervello dallo stress, proprio per la natura stessa del gioco e del suo svolgersi. Il nostro cervello è formato dall’emisfero sinistro, preposto alla ragione, al calcolo, alla parte razionale del nostro pensare. Quando parliamo, facciamo calcoli, lavoriamo, guidiamo, gestiamo la nostra vita, è l’emisfero sinistro a fare tutto. La parte destra del cervello invece è dedicata alla fantasia, all’immagine, alla musica, a tutto ciò che è astratto e imponderabile. Se ci lasciamo trascinare da una melodia o ammiriamo un quadro senza descriverlo o studiarlo, se disegniamo o guardiamo nel suo complesso un paesaggio stiamo usando la parte destra del cervello. Nel tennis tavolo il gioco è fatto di geometrie e movimenti. Seguiamo una pallina che ruota velocemente, la vediamo correre sulle diverse aree del tavolo e quando rispondiamo cerchiamo di darle una direzione, di posizionarla in un punto preciso del campo. Il ping pong è fatto di immagini, molte e veloci immagini in successione. Siamo costretti ad allenare i riflessi, a rimanere concentrati ma non come per un compito di matematica bensì come se dovessimo posizionare degli oggetti in una data area: la racchetta, la pallina, il campo, la posizione dell’avversario, ecc.

Durante un allenamento con un ragazzo molto più forte di me, con circa dieci anni di tennis tavolo alle spalle, mi è capitato di rispondere sul dritto ad un colpo molto difficile, laterale, angolato. Ho risposto in modo fulmineo, con un buon movimento, nel giusto tempo e ho fatto punto. Ci è rimasto di sasso.

Ovviamente per me è stato un colpo fortunato, l’ho ammesso subito, e gli ho detto che non ci sarei riuscito una seconda volta, che alla fine è stato più che altro un colpo di istinto. Mi ha detto allora una cosa importante: nel ping pong ci si allena tanto pensando a cosa fare e a come farlo… per poi arrivare a fare tutto quasi esclusivamente d’istinto! Ben venga l’istinto, è la cosa migliore che possa capitare di apprendere lungo il percorso.

Il Genio del ping pong è convinto che il tennis tavolo gli abbia addirittura allungato la vita.

Nella foto in alto: un fotogramma tratto dal famoso film Forrest Gump di Robert Zemeckis del 1994

 

20 – Perché i cinesi sono forti a ping pong

Liu Shiwen Table Tennis

Scrivo questo articolo appena un giorno dopo aver visto la finale dei campionati mondiali di tennis tavolo 2019 a Budapest terminati giusto ieri con la terza vittoria dell’incredibile e inarrestabile Ma Long. E’ stata una finale bellissima e combattuta! L’avversario Mattias Falck, svedese, era a un passo dall’interrompere il predominio cinese e devo dire che fino ad un certo momento aveva tutte le carte in regola per portarsi a casa il titolo. E’ arrivato fin dove ha potuto, facendo un ottimo torneo e piazzandosi in finale con un mostro assoluto del tennis tavolo mondiale.

Se vi siete persi l’incontro vi consiglio di recuperarlo qui.

A quei livelli, primo, secondo e terzo posto, arrivano solo le punte di diamante, gli assi assoluti, i più irriducibili e incredibili giocatori di tennis tavolo che spesso iniziano a giocare da giovanissimi e superano difficoltà e livelli di allenamento che i comuni mortali nemmeno si sognano. Ma sopra a tutti svettano sempre loro: i cinesi.

Fisicamente il ping pong non richiede chissà quale abilità o prestanza fisica. Harimoto per esempio è un ragazzino di appena 16 anni ed è già riuscito a sconfiggere un “veterano” come Ma Long. Non è un colosso, non è muscoloso, possente, non corre i cento metri in 9 secondi e magari dopo una partita a calcio ha pure il fiatone.

Il bello del tennis tavolo, per esempio, è che le donne possono benissimo battere gli uomini alla pari, sullo stesso campo. Da questo punto di vista è sicuramente uno sport che non fa distinzioni. Per non parlare delle vecchie glorie che ad una certa età le suonano ancora ai più giovani!

Intendiamoci: non che per giocare a ping pong ai quei livelli non serva un buon allenamento generale, una buona alimentazione e un ottimo coach che imposta l’apprendimento ma ci siamo capiti: non serve essere eccessivamente atletici.

Quindi i cinesi rispetto al resto del mondo su questo fronte non hanno vantaggi evidenti. Un giocatore come Timo Boll, settimo al mondo mentre scrivo (e più vecchio della media degli altri giocatori), è l’unico europeo a interrompere la sequenza orientale di nomi che occupano le primissime posizioni del ranking mondiale. Mattias Falck di cui si parlava prima è solo undicesimo. Insomma c’è poco posto là in alto, la Cina si prende le prime 6 posizioni e in mezzo c’è appunto la giovane promessa Harimoto, che è giapponese.

Quindi perché i cinesi sono così forti a ping pong? Per due motivi, credo. Il primo è che sono tantissimi (15 milioni di iscritti!) e hanno come sport nazionale proprio il ping pong. Tanti cinesi che giocano, tanti tavoli, tanti coach, tanta voglia di fare bene… un terreno fertile per generare campioni anno dopo anno. Il ping pong richiede allenamenti assidui, perfezionismo, una ottima dose di concentrazione e un po’ di ossessione. Tutte caratteristiche di cui i cinesi sono molto dotati.

Leggevo, non mi ricordo dove, che i più forti giocatori sono forti semplicemente perché eseguono esattamente quello che deve essere fatto. E per fare quello che deve essere fatto si perfezionano continuamente. I cinesi impostano il gioco sul cercare di fare al massimo della perfezione quello che viene richiesto. I giapponesi e i coreani hanno la stessa indole orientale di approccio al gioco.

Il gioco del ping pong si imposta su tre particolarità ben distinte: il gioco di gambe – cioè l’essere nel momento giusto nel posto giusto, essere in equilibrio e pronti al colpo. Il colpo – essere un tutt’uno con la racchetta ed eseguire il movimento alla perfezione. La tattica – saper cosa fare e quando farlo, reimpostare il gioco a proprio favore, dalla battuta a i primissimi colpi, spesso decisivi.

I cinesi si muovono meglio, colpiscono meglio e applicano buone strategie di gioco. Gli occidentali che hanno raggiunto questo tipo di livelli lo hanno fatto – oltre che per intensi allenamenti – per dote innata, molti cinesi lo hanno fatto perché hanno trovato il metodo per piegare il gioco il più vicino possibile alla perfezione. Gli allenamenti sono diversi dai nostri: sono più intensi, psicologicamente pesanti, viene richiesto il massimo, non c’è spazio per mentalità traballanti e debolezze di nessun genere. (Se volete vedere alcuni video di allenamenti e consigli pratici incentrati sullo stile di gioco cinese vi lascio il link di PingSunday, una autentica miniera per chi vuole imparare!)

Nella finale con Falck ad un certo punto l’allenatore di Ma Long chiede tempo e lo chiama per parlargli. Da lì in poi la macchina ha fatto tre punti di seguito, portandosi a casa il titolo. Ha fatto quello che andava fatto.

Eppure anche Ma Long pur essendo da anni ai vertici mondiali ha dovuto in passato lasciare il passo ad altri suoi connazionali in gare molto importanti perché non “abbastanza pronto psicologicamente”, soffrendo molto la tensione della gara. Ha dovuto reinventarsi un rovescio, colpo in cui era debole, per potenziarlo e portarlo a un livello ancora più alto di gioco, alzando l’asticella della sfida personale.

Il Genio del ping pong cerca il mio sguardo e mi guarda serio serio quando sente che il tennis tavolo è fare quel che deve essere fatto. Cos’avrà voluto dirmi?

Nella foto in alto: Liu Shiwen, vince i campionati mondiali a Budapest del 2019 ed esplode di gioia! (Perché non di solo Ma Long vive il tennis tavolo!)